FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
bambù ha scritto:vedi come sono onesta?![]()
tenersi informati di questi tempi fa scattare automaticamente la gastrite.
senza tener conto che un'informazione oggettiva attraverso i media non esiste più.
bisogna filtrare e rifiltrare e cercare di estrapolare ogni input secondo la propria coscienza logica.
altrimenti....
....è l'unica soluzione.
mind_thinking- Stella del firmamento!




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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
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With a flag and a trumpet
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Per il Tibet.
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Dio esiste, ma non sei tu, quindi rilassati!
Diventiamo moralisti nel momento in cui ci accorgiamo di essere infelici.
> Marcel Proust

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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
ROMA - Scontro a distanza tra due prime donne del centrodestra. La leader di Azione Sociale e candidata nelle liste del Pdl Alessandra Mussolini replica a Daniela Santanchè, candidata premier della Destra che martedì ha fatto un appello «a tutte le donne italiane». «Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali». Dura la replica della nipote del Duce, secondo la quale la Santanchè, «per decenza», è l'unica a «non dover aprire bocca sull'argomento poiché rappresenta la perfetta incarnazione della donna "politicamente" orizzontale. Infatti, la sua storia politica - afferma la Mussolini - è l'esempio contrario di quello che una donna deve fare per contribuire all'affermazione della democrazia paritaria».
«RISCHIA IL GROTTESCO» - «Nel partito ove è stata sino a qualche settimana fa (An, ndr) la Santanchè è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d'onore nel listino bloccato, l'ultima volta dietro a Fini», ha detto la leader di Azione Sociale.
«Oggi, ancora una volta orizzontalmente, in quanto scelta come candidato premier da un protettore politico, ha la pretesa di voler indicare alle donne chi meglio le rappresenta. Non sta certo a me difendere Berlusconi - aggiunge la Mussolini -, del quale sono note la galanteria nonchè il rispetto delle donne in politica come nella società. Fossi in lei eviterei di cercare la polemica con lui su questo argomento: rischia il grottesco», conclude la nipote del Duce.
«SUO NONNO SI RIVOLTA NELLA TOMBA» - Ma la controreplica della alleata di Storace non tarda ad arrivare: «Sarebbe fin troppo facile rispondere, ma per principio non polemizzo mai con le donne. Le italiane - ha spiegato la Santanchè - sanno bene come Berlusconi consideri le donne e c'è tutta una pubblicistica a dimostrarlo. Quanto ad Alessandra Mussolini, credo che suo nonno, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito "il fascismo il male assoluto"».
«SO COSA PENSA NONNO BENITO DI TE» - «Proprio stanotte - ha obiettato la nipote del Duce - ho sognato mio nonno Benito e mi ha detto cosa pensa della Santanchè». Una frase che ha provocato una seconda replica della Santanchè, stavolta tramite lettera: «Cara Alessandra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno - scrive la Santanchè - Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perché non sai quello che fai e con chi stai anche perché senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamentè. Con comprensione, tua Daniela».
«RISCHIA IL GROTTESCO» - «Nel partito ove è stata sino a qualche settimana fa (An, ndr) la Santanchè è sempre stata protetta a discapito del merito a partire dalla elezione in Parlamento, sempre avvenuta orizzontalmente grazie ad un posizionamento d'onore nel listino bloccato, l'ultima volta dietro a Fini», ha detto la leader di Azione Sociale.
«SUO NONNO SI RIVOLTA NELLA TOMBA» - Ma la controreplica della alleata di Storace non tarda ad arrivare: «Sarebbe fin troppo facile rispondere, ma per principio non polemizzo mai con le donne. Le italiane - ha spiegato la Santanchè - sanno bene come Berlusconi consideri le donne e c'è tutta una pubblicistica a dimostrarlo. Quanto ad Alessandra Mussolini, credo che suo nonno, Benito, si rivolti nella tomba a vederla fare la valletta di chi ha definito "il fascismo il male assoluto"».
«SO COSA PENSA NONNO BENITO DI TE» - «Proprio stanotte - ha obiettato la nipote del Duce - ho sognato mio nonno Benito e mi ha detto cosa pensa della Santanchè». Una frase che ha provocato una seconda replica della Santanchè, stavolta tramite lettera: «Cara Alessandra, ti rivelo io riservatamente cosa ti ha detto ieri notte nonno Benito in sogno - scrive la Santanchè - Mia amatissima nipotina, non dovevi essere proprio tu e non la Santanchè a ricordare agli italiani, come ha fatto oggi a Napoli con la schiena dritta e il petto in fuori, che senza Mussolini non ci sarebbero stati il salario garantito, l'Inps, i diritti per le donne, Cinecittà, Marconi, Pirandello, D'Annunzio, la grande architettura e le grandi bonifiche? Ti perdono mia carissima Alessandra perché non sai quello che fai e con chi stai anche perché senza Mussolini neppure il tuo Fini sarebbe mai esistito politicamentè. Con comprensione, tua Daniela».

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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO

tremate.....il Dittatore è tornato.
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Re: FINIREMO TUTTI IN FONDO A UN POZZO
La tragedia dei mercati
Siamo alle ultime scene di una catastrofe finanziaria che somiglia a una moderna tragedia greca
Internazionale 736, 20 marzo 2008
Il crac della Carlyle Capital e il temporaneo salvataggio della Bear Stearns passeranno probabilmente alla storia come due degli eventi che hanno segnato la fine dei ruggenti anni novanta, il decennio dei soldi facili, dei prestiti a basso costo e della straordinaria crescita del debito globale.
Questi due eventi eccezionali – con la Federal reserve che per la prima volta in cinquant'anni salva una banca sull'orlo del fallimento – sono la coreografia delle scene finali di una catastrofe finanziaria che somiglia molto a una tragedia greca dei tempi moderni.
La metafora si adatta bene anche ai protagonisti. Le vittime, un fondo di investimenti ad alto rischio e una banca, ignorano sistematicamente i cattivi auspici perché si sentono onnipotenti. E così pochi mesi fa, mentre il governo britannico cercava disperatamente di salvare la Northern Rock, il presidente europeo della Bear Stearns diceva che la sua banca non avrebbe avuto problemi con il crollo dei mutui subprime.
Gli eroi, la Federal reserve e la JPMorgan, sono decisi a salvare a tutti i costi la banca americana, ma i loro sforzi potrebbero essere vani. Perfino il coro, cioè il mercato, segue il solito copione: un momento piange per il fato avverso dei protagonisti, l'altro complotta contro di loro.
Per gli antichi greci, l'origine di tutte le tragedie era nelle incontrollabili passioni umane: l'amore, l'odio, la sete di potere e l'avidità. Il fato della Carlyle Capital e della Bear Stearns lo conferma. I loro destini sono intrecciati perché entrambe hanno ceduto al richiamo del credito facile per avidità.
Ma ciò che ha causato il crollo della Carlyle Capital e la rovina della Bear Stearns non è stata l'avidità ma il castello di carte dei subprime, che entrambe hanno contribuito a costruire, senza vedere le conseguenze inevitabili a cui andavano incontro. Come accade nelle migliori tragedie greche, prima della caduta i protagonisti hanno sempre la possibilità di evitare la catastrofe.
Questa tragedia è un capolavoro sul potere delle illusioni di quelli che si credono dèi. La Carlyle Capital era in effetti per metà umana e per metà sovrumana. Rampolla del gruppo Carlyle, il "club dei potenti", il fondo d'investimento che annovera tra i suoi membri un ex primo ministro come John Major, un ex presidente degli Stati Uniti come Bush padre, e dei super ricchi arabi come la famiglia Bin Laden.
La Carlyle Capital usava i suoi straordinari contatti per ottenere credito a basso costo e i colossi della finanza globale – Citigroup, Deutsche Bank, Bear Stearns, Lehman Brothers e Ubs – facevano a gara per concederglielo a condizioni ridicole: per ogni dollaro di capitale gliene prestavano 31.
La capacità della Carlyle Capital di raccogliere fondi sul mercato mondiale era quasi unica: quando è crollata aveva 22 miliardi di dollari di debiti contro un capitale di mezzo miliardo. Quasi due miliardi li aveva prestati la Bear Stearns, una delle protagoniste del mercato secondario delle mortgage backed securities (le obbligazioni garantite da mutui), legate al mercato immobiliare.
In pochi anni la Carlyle Capital si era costruita un portafoglio che conteneva solo azioni di questo tipo. Sulla carta l'unione tra i due istituti era perfetta. Su consiglio dei membri del club dei potenti, il fondo aveva comprato mortgage backed securities di prima categoria, implicitamente garantite dal tesoro degli Stati Uniti, perché emesse dalla Fannie Me e dalla Freddie Mac, due delle più rispettabili società vicine al governo, che avevano contribuito a trasformare il debito immobiliare americano in un bene ambito e di scambio.
Nel mercato dei subprime, queste azioni erano tra le più sicure. E questo è stato il colpo di scena più inatteso della tragedia: i primi a cadere sono stati proprio quelli che avevano investito in mutui "sicuri".
L'unione è andata avanti finché è durato il boom del mercato immobiliare. La Carlyle prendeva in prestito soldi dalla Bear Stearns per comprare mortgage backed securities e sfruttava il loro aumento di valore per ottenere altro credito. Era un gioco in cui si poteva solo vincere.
Ogni volta che il tasso d'interesse scendeva il costo del denaro crollava, la domanda di case aumentava e i prezzi degli immobili salivano. Ma era un castello di carte: i due soci guadagnavano perché uno possedeva e l'altro finanziava l'acquisto di case il cui valore, sulla carta, era in continuo aumento. Per dieci anni la politica deflazionistica della Federal reserve ha alimentato il meccanismo, favorendo la nascita di una rete globale in cui ogni istituto finanziario era collegato agli altri.
Poi un bel giorno la fortuna è girata e gli americani non sono stati più in grado di pagare le rate dei loro mutui. Quando i prezzi degli immobili hanno cominciato a scendere, i capitali che esistevano solo sulla carta sono svaniti. Nella rete del prestito facile molti si sono fatti prendere dal panico e hanno cominciato a reclamare i loro crediti. La Carlyle Capital è caduta vittima delle richieste dei suoi creditori e, per ironia della sorte, la Bear Stearns, che era uno di loro, è stata travolta dallo stesso destino.
L'ultimo atto della tragedia della finanza moderna andrà in scena questa settimana, i biglietti sono già in vendita nei maggiori centri finanziari, da Wall street alla city di Londra: sbrigatevi a prenotare perché si prevede il tutto esaurito.
Siamo alle ultime scene di una catastrofe finanziaria che somiglia a una moderna tragedia greca
Internazionale 736, 20 marzo 2008
Il crac della Carlyle Capital e il temporaneo salvataggio della Bear Stearns passeranno probabilmente alla storia come due degli eventi che hanno segnato la fine dei ruggenti anni novanta, il decennio dei soldi facili, dei prestiti a basso costo e della straordinaria crescita del debito globale.
Questi due eventi eccezionali – con la Federal reserve che per la prima volta in cinquant'anni salva una banca sull'orlo del fallimento – sono la coreografia delle scene finali di una catastrofe finanziaria che somiglia molto a una tragedia greca dei tempi moderni.
La metafora si adatta bene anche ai protagonisti. Le vittime, un fondo di investimenti ad alto rischio e una banca, ignorano sistematicamente i cattivi auspici perché si sentono onnipotenti. E così pochi mesi fa, mentre il governo britannico cercava disperatamente di salvare la Northern Rock, il presidente europeo della Bear Stearns diceva che la sua banca non avrebbe avuto problemi con il crollo dei mutui subprime.
Gli eroi, la Federal reserve e la JPMorgan, sono decisi a salvare a tutti i costi la banca americana, ma i loro sforzi potrebbero essere vani. Perfino il coro, cioè il mercato, segue il solito copione: un momento piange per il fato avverso dei protagonisti, l'altro complotta contro di loro.
Per gli antichi greci, l'origine di tutte le tragedie era nelle incontrollabili passioni umane: l'amore, l'odio, la sete di potere e l'avidità. Il fato della Carlyle Capital e della Bear Stearns lo conferma. I loro destini sono intrecciati perché entrambe hanno ceduto al richiamo del credito facile per avidità.
Ma ciò che ha causato il crollo della Carlyle Capital e la rovina della Bear Stearns non è stata l'avidità ma il castello di carte dei subprime, che entrambe hanno contribuito a costruire, senza vedere le conseguenze inevitabili a cui andavano incontro. Come accade nelle migliori tragedie greche, prima della caduta i protagonisti hanno sempre la possibilità di evitare la catastrofe.
Questa tragedia è un capolavoro sul potere delle illusioni di quelli che si credono dèi. La Carlyle Capital era in effetti per metà umana e per metà sovrumana. Rampolla del gruppo Carlyle, il "club dei potenti", il fondo d'investimento che annovera tra i suoi membri un ex primo ministro come John Major, un ex presidente degli Stati Uniti come Bush padre, e dei super ricchi arabi come la famiglia Bin Laden.
La Carlyle Capital usava i suoi straordinari contatti per ottenere credito a basso costo e i colossi della finanza globale – Citigroup, Deutsche Bank, Bear Stearns, Lehman Brothers e Ubs – facevano a gara per concederglielo a condizioni ridicole: per ogni dollaro di capitale gliene prestavano 31.
La capacità della Carlyle Capital di raccogliere fondi sul mercato mondiale era quasi unica: quando è crollata aveva 22 miliardi di dollari di debiti contro un capitale di mezzo miliardo. Quasi due miliardi li aveva prestati la Bear Stearns, una delle protagoniste del mercato secondario delle mortgage backed securities (le obbligazioni garantite da mutui), legate al mercato immobiliare.
In pochi anni la Carlyle Capital si era costruita un portafoglio che conteneva solo azioni di questo tipo. Sulla carta l'unione tra i due istituti era perfetta. Su consiglio dei membri del club dei potenti, il fondo aveva comprato mortgage backed securities di prima categoria, implicitamente garantite dal tesoro degli Stati Uniti, perché emesse dalla Fannie Me e dalla Freddie Mac, due delle più rispettabili società vicine al governo, che avevano contribuito a trasformare il debito immobiliare americano in un bene ambito e di scambio.
Nel mercato dei subprime, queste azioni erano tra le più sicure. E questo è stato il colpo di scena più inatteso della tragedia: i primi a cadere sono stati proprio quelli che avevano investito in mutui "sicuri".
L'unione è andata avanti finché è durato il boom del mercato immobiliare. La Carlyle prendeva in prestito soldi dalla Bear Stearns per comprare mortgage backed securities e sfruttava il loro aumento di valore per ottenere altro credito. Era un gioco in cui si poteva solo vincere.
Ogni volta che il tasso d'interesse scendeva il costo del denaro crollava, la domanda di case aumentava e i prezzi degli immobili salivano. Ma era un castello di carte: i due soci guadagnavano perché uno possedeva e l'altro finanziava l'acquisto di case il cui valore, sulla carta, era in continuo aumento. Per dieci anni la politica deflazionistica della Federal reserve ha alimentato il meccanismo, favorendo la nascita di una rete globale in cui ogni istituto finanziario era collegato agli altri.
Poi un bel giorno la fortuna è girata e gli americani non sono stati più in grado di pagare le rate dei loro mutui. Quando i prezzi degli immobili hanno cominciato a scendere, i capitali che esistevano solo sulla carta sono svaniti. Nella rete del prestito facile molti si sono fatti prendere dal panico e hanno cominciato a reclamare i loro crediti. La Carlyle Capital è caduta vittima delle richieste dei suoi creditori e, per ironia della sorte, la Bear Stearns, che era uno di loro, è stata travolta dallo stesso destino.
L'ultimo atto della tragedia della finanza moderna andrà in scena questa settimana, i biglietti sono già in vendita nei maggiori centri finanziari, da Wall street alla city di Londra: sbrigatevi a prenotare perché si prevede il tutto esaurito.

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