Sofonisba Anguissola prima pittrice al mondo alla corte
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Sofonisba Anguissola prima pittrice al mondo alla corte

| "Grandissimo honore hanno etiandio recato alla città di Cremona, sei nobilissimi sorelle... la prima è Sofonisba, eccellentissima nella Pittura..." A. Campi, 1585 |
Sofonisba Anguissola nacque a Cremona nel 1535 ca. da Bianca Maria Ponzoni e Amilcare Anguissola, esponenti della piccola nobiltà lombarda.
La peculiarità della famiglia era caratterizzata da una progenie prettamente femminile, composta, oltre che dall'artista, dalle sorelle Elena, Lucia, Minerva, Europa e Anna Maria, che furono anch'esse pittrici.
Tutte le dame furono iniziate giovanissime all'arte, alla musica e alle belle lettere, doti culturali essenziali alle future nobildonne che si apprestavano all'ingresso nell'alta società. Le fitte trame affettive che legavano la cerchia delle sorelle Anguissola e l'educazione al "bello", coltivata sin dall'infanzia, costituirono il centro nevralgico di tutte le più importanti esperienze pittoriche di Sofonisba.
Mi pare che io [...] ti facia noto de miracoli di una femina cremonese dilla quale il nome è detto Sofonisba, che di stupore di ogni intorno per l'Europa impisce ogni principe e savio".
G. P. Lomazzo
Dapprima Amilcare avviò nel 1546 le discendenti maggiori Sofonisba ed Elena (1536ca.-1586?) ad apprendere le tecniche del dipingere presso il conosciuto pittore locale Bernardino Campi, dal quale Sofonisba ereditò il sottile e aggraziato linearismo, che espresse in numerosi ritratti.
Dal maestro Campi nelle opere di Sofonisba risalta, al di là di ogni contenuto simbolico ed allegorico, il tema di genere improntato ad un efficace realismo quotidiano, nei personaggi e nella registrazione della scena come frammento di vita nelle pose, negli sguardi, nell'abbigliamento. In seguito, da Bernardino Gatti, pittore pavese attivo tra Cremona e Piacenza, la pittrice apprese, secondo la moda del tempo, gli stilemi correggesco-parmigianini
| "Per la più cara cosa ch'io habbia, gli dedico essa Sophonisba per sua serva e figliuola". A. Anguissola, "Lettera a Michelangelo",1557 |
Abile procuratore delle figlie, Amilcare Anguissola pubblicizzò attraverso fitte trame epistolari le loro doti artistiche in un circolo culturale di ampio raggio, soprattutto con le corti italiane di Milano, Mantova, Ferrara, Parma e Piacenza, gravitanti intorno al circuito allora dominante della Spagna.
Data la fama crescente intorno al personaggio della giovane Sofonisba, i Gonzaga invitarono Amilcare e la figlia a Mantova. La ragazza entrò così in contatto con la scuola del grande Giulio Romano, erede di Raffaello, e perfezionò la sua già promettente tecnica pittorica.
Amilcare fece pervenire alcuni disegni di Sofonisba anche a Michelangelo ( famoso è Il ragazzo morso da un granchio della pittrice), il quale ebbe giudizi più che lusinghieri. In seguito, i Farnese ospitarono la promettente pittrice a Parma, dove apprese l'arte della miniatura dal famoso maestro Giulio Clovio.
Gli autoritratti di Sofonisba, le pitture di ambiente familiare e devozionali erano ormai ricercatissimi, tanto che lo stesso Vasari volle recarsi di persona a Cremona per conoscerne l'autrice e tributarle il dovuto omaggio.[/url]
| "...havendo di poi ditta mia figliuola fatto un retrato della efigie sua mediante specchio [...] scorgean ben forse pochi erori in detta pittura ragionevolmente cagionati dalla ettate et qualittatte dell'operatrice..."A. Anguissola, "Lettera al duca Ercole II D'Este. |
L'esordio autorappresentativo dell'artista è rappresentato dall' Autoritratto del 1554, in cui la pittrice si ritrae probabilmente all'età di vent'anni. Tra le mani reca un libro in cui campeggia la scritta dichiarante il perentorio attributo di "virgo" (ovvero il requisito d'illibatezza che il codice morale richiedeva nella fase antecedente all'esperienza matrimoniale). Quale atto di presentazione al "pubblico", il consueto sguardo rivolto verso l'esterno filtra la fiera esigenza di accreditare un'immagine femminile primariamente accordata alla temperie intellettuale.

La stessa intenzionalità è riscontrabile in Bernardino Campi ritrae Sofonisba opera in cui le cornici multiple nel gioco del ritratto di colui che ritrae colei che ritrae, rivendica con sottile ironia la raggiunta maturità nel proprio estro creativo, pur riconoscendo l'autorevolezza dell'antico maestro.
Un altro simbolo della raggiunta emancipazione artistica della pittrice è il doppio Autoritratto al cavalletto di Lancut e Stirling che mostra la pittrice intenta a dipingere un'opera devozionale con Madonna e Bambino, attraverso il solito gioco degli specchi multipli, sulla scorta di un precedente modello iconografico della pittrice fiamminga Caterina Van Hemessen.
[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/esordio1.html]
| <table cellSpacing=0 cellPadding=0 border=0><tr><td> </TD></TR> <tr><td>[/url]</TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td>[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/esordio.html]</TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td>[/url]</TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td>[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/vani.html]</TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td>[/url]</TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td> </TD></TR> <tr><td>[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/donna.html]</TD></TR></TABLE> | ![]() <table width=340 align=center border=0><tr><td>"La finezza de' lavori pose la novella pittrice in tale estimazione che il Signore Duca d'Alba, Cavaliero affetionato alla virtù, persuase a Filippo Secondo Re della Spagna che procurasse d'haverla in sua corte". R. Soprani, 1674</TD></TR></TABLE> Quando Sofonisba giunse alla corte spagnola nel 1559, il re Filippo II si era da poco sposato con la giovane Isabella di Valois, la quale entrò presto in confidenza con la pittrice cremonese. In seguito alla morte della regina per peste, Sofonisba continuò a condividere un forte legame anche con le infanti Caterina Micaela e Isabella Clara Eugenia. Dall'esperienza spagnola Sofonisba acquisì le soluzioni iconografiche del pittore di corte Alonso Sanchez Coello e del suo maestro fiammingo Anthonis Mor, anch'essi impegnati all'epoca alla corte spagnola, combinando sempre quell'immediata spontaneità di sentimenti tipici della ricerca anguissoliana. Alla metafisica statuarietà del ritratto aristocratico, concepito storicamente per soddisfare un'idea di "incorporeità" rappresentativa, la pittrice approfondì la vitalità psicologica del soggetto con l'estetica bergamasco-bresciana di Moroni e l'ineludibile apporto delle sue ascendenze lottesche. |
![]() <table width=320 align=center border=0><tr><td>"... ancora contò parte della vita di essa, per la quale se conobbe essera pittora de natura et miraculosa et la pena magiore che hebbe era per mancamento de vista de non poter più depingere." A. Van Dyck</TD></TR></TABLE> Nel 1573 la pittrice tornò in Italia in seguito al matrimonio con un nobile italiano, il quale dopo cinque anni morì per un attacco di pirati. Sofonisba non tornò a Cremona, ma si trasferì a Genova dove si risposò con un capitano di nave, Orazio Lomellini. Nella repubblica marinara la pittrice tenne una scuola di pittura e continuò ad avere intensissimi contatti con la corte spagnola. Sofonisba dipinse parecchi ritratti, frequentò artisti, conobbe i pittori Luca Cambiaso e Bernardo Castello e il fratello di questi, Giovanni Battista, detto il Genovese, grande miniatore chiamato a lavorare all'Escorial. Filippo III, succeduto al padre nel 1598, le rinnovò l'antica stima e l'apprezzamento per le sue opere, la cui fama ormai era universale: i Farnese vollero acquistare alcuni quadri giovanili e altri furono presentati a Federigo Borromeo per la sua Ambrosiana. [/url] |
| "... pigliò gran piacere faciende il ritratto de essa, me diede diversi advertimenti, non dovendo pigliorare il lume troppo alto, acciò che l'ombre nello ruge della veccaia non diventassero troppo grande..." A. Van Dyck |
Nel 1624 il giovane pittore Van Dyck, all'epoca ancora agli inizi della sua grande esperienza pittorica, fece visita all'artista ormai cieca per la vecchiaia.
L'ultima effigie la ritrae seduta su una poltrona. Gli appunti scritti dal pittore dicono: "Ho imparato più da questa vecchia novantenne e cieca che da tutti i pittori miei contemporanei, perché mi ha insegnato a dare le luci dall'alto; perché a darle dal basso si vedono le rughe".
Questo è l'esempio di una grande pittrice che all'età di 96 anni continuò a istruire con grande lucidità i novelli pittori, sottolineando la centralità del ruolo della luce, soprattutto nel disegno, come fluido essenziale nel modellamento dei soggetti e nei minimi particolari derivanti dal suo posarsi sui corpi.
Flavio Caroli, professore ordinario dell'Università di Firenze che ha partecipato al comitato scientifico per l'organizzazione della mostra Sofonisba Anguissola e le sue sorelle tenutasi a Cremona nel 1994, sottolinea in maniera efficace la grande personalità di questa donna, soprattutto nella vanità che permane in tutta l'esperienza pittorica, dai numerosi autoritratti all'ultima effigie del pittore fiammingo recante l'ultimo avvertimento sul "lume" che non doveva ingrandire le rughe della vecchiaia.
So
| "La franchezza del suo disegno faceva apparire in carta i suoi vivacissimi e bizzarri pensieri". Vasari |
La caratteristica dell'esperienza pittorica dell'artista rientra nella sua innovativa introspezione, nella caratterizzazione psichica dei soggetti attraverso i moti dell'animo fugaci e irripetibili.
Da un documento, sappiamo che "per studiare gli effetti del riso e del pianto sulla fisionomia del volto e registrarli su carta, Sofonisba ricorreva all'espediente di verificarli dal vivo, provocandoli nei fratelli".

Dal tradizionale studio sulla fisionomica di Leonardo da Vinci, l'artista ripropone la stessa attenzione nel movimento del volto, nell'innocenza e vivacità dello sguardo infantile, nella severità e compostezza dello sguardo adulto e anziano.
Opere chiave di tutta la ricerca dell'Anguissola sono la Partita a scacchi e Il ragazzo morso da un granchio, disegno poco citato dai libri di storia dell'arte, anche se una delle opere più importanti dell'arte lombarda.
[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/ritratto1.html]
fonisba Anguissola muore a Genova nel 1626.
[url=http://www-utenti.dsc.unibo.it/~masini/ig/vani.html][/url]
Re: Sofonisba Anguissola prima pittrice al mondo alla corte

Sofonisba Anguissola, Autoritratto, 1556, Muzeum Zamek, Lancut, Poland
Comincia con Sofonisba e le sue sorelle l'ingresso delle donne nella storia della pittura. Tenute alla larga dalle botteghe artigiane del Medioevo, riservate agli uomini, le artiste del Rinascimento giungono alle corti portando il loro universo domestico, che è anche l'ambiente della formazione artistica. Si deve a questa ragione la produzione di numerosi dipinti che ritraggono scene di vita familiare. Pochi, invece, i soggetti a [url=http://www.grazianospinosi.com/FOTOCURRENTI/SOFONISBA-PIETA'.jpg]carattere religioso[/url]. La casa è un luogo temperato e qui, circondata da cose care, Sofonisba ha ambientato i suoi autoritratti, le mani, gli sguardi.
Ma dove Sofonisba è veramente inimitabile, è nella descrizione delle anime; di quel tanto di anima che viene tradito dalle fattezze fisiche; di quell’attimo sentimentale che Sofoniba –con ogni consapevolezza- sa destinato a essere ingoiato nella morta gora del tempo; di un baluginio di vita che non si ripeterà più. Questo mistero (che è il sentimento transeunte delle emozioni e del tempo), Sofonisba Anguissola è fra i pochissimi artisti a rappresentarlo in tutto il Cinquecento. Roberto Longhi aveva ragione quando vedeva in Sofonisba un precedente dell’immenso viaggio dentro il cuore dell’uomo. Flavio Caroli
Re: Sofonisba Anguissola prima pittrice al mondo alla corte
ti aspetto a Cremona per vedere le sue opere



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