Vandana Shiva: ecologia che salva il mondo
Pagina 1 su1•
Vandana Shiva: ecologia che salva il mondo
Vandana Shiva (nasce a Dehra Dun, Inida nel 1952) è una fisica ed economista indiana, è una tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale.
Nel 1982 ha fondato il Centro per la Scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali, un istituto di ricerca da lei diretto. Attivista politica radicale e ambientalista, nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Award (una sorta di Premio Nobel alternativo per la pace), ed è una dei principali leader dell'International Forum on Globalization.
La sua capacità dialogica l'ha spesso portata in giro per il mondo e spesso è stata candidata al premio Nobel per l'economia.
Il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione “Parla con me” di Serena Dandini su Rai3.
Ha scritto numerosi saggi, alcuni tradotti in italiano, fra cui:
Sopravvivere allo Sviluppo, 1990
Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, 1995
Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni, 1999
Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali, 2001
Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale, 2001
Il mondo sotto brevetto, 2002
Le guerre dell'acqua, 2004
Il bene comune della terra, 2006
----------------------------------------------------------------------------------
il futuro è in mano a queste donne che usano la scienza per con coscienza e grande senso di responsabilità globale...
grazie Vandana!
Nel 1982 ha fondato il Centro per la Scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali, un istituto di ricerca da lei diretto. Attivista politica radicale e ambientalista, nel 1993 ha vinto il Right Livelihood Award (una sorta di Premio Nobel alternativo per la pace), ed è una dei principali leader dell'International Forum on Globalization.
La sua capacità dialogica l'ha spesso portata in giro per il mondo e spesso è stata candidata al premio Nobel per l'economia.
Il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione “Parla con me” di Serena Dandini su Rai3.
Ha scritto numerosi saggi, alcuni tradotti in italiano, fra cui:
Sopravvivere allo Sviluppo, 1990
Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica, 1995
Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni, 1999
Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali, 2001
Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale, 2001
Il mondo sotto brevetto, 2002
Le guerre dell'acqua, 2004
Il bene comune della terra, 2006
----------------------------------------------------------------------------------
il futuro è in mano a queste donne che usano la scienza per con coscienza e grande senso di responsabilità globale...
grazie Vandana!

Re: Vandana Shiva: ecologia che salva il mondo
Contribuisco con il riportare parte dell'intervista rilasciata a novembre durante un convegno a Milano...
Qual è il livello attuale delle emissioni? Si stanno adottando delle misure per ridurre l’inquinamento nelle città indiane?
In India esiste un ente di controllo dell’inquinamento che si occupa di monitorarne il livello. Nei punti nevralgici delle metropoli si possono vedere grandi tabelloni digitali che ogni giorno indicano il livello delle varie sostanze inquinanti presenti nell’aria. E questo anche grazie alle lotte di importanti movimenti ambientalisti indiani. Come il Centre for Science and Environment, organizzazione ecologista che ha condotto una forte campagna contro l’inquinamento a Nuova Delhi [città di oltre 300mila abitanti, che col suo territorio, nel 2001, raggiungeva quasi i 14 milioni].
Ma c’è un problema fondamentale: molta gente, nel Sud del mondo, ritiene che l’eguaglianza tra Nord e Sud comporti lo stesso diritto a inquinare che ha il Nord. Secondo il mio punto di vista ecologico, invece, "eguaglianza" significa "senso di responsabilità" e quindi il dovere di non inquinare
Quale giudizio dà sull’utilizzo dell’idrogeno?
Credo si tratti di una tecnologia praticabile e che sia stata l’economia del petrolio a impedirci di adottarla su larga scala. Comunque - ora parlo da indiana - visto che di idrogeno si discute soprattutto in riferimento ai trasporti, anche la nostra cultura della mobilità ci offre modelli abbastanza differenziati per non farci dipendere dall’auto, come voi occidentali, sperimentando sempre nuove tecnologie per farla "funzionare meglio". Piuttosto, dovremmo liberare tutti la nostra vita, cercando di capire quando l’automobile è davvero necessaria. Solo allora, forse, le poche auto rimaste dovranno essere convertite all’idrogeno, ma non dobbiamo partire dal presupposto che per esse si debba asfaltare e distruggere un intero Paese. In India, infatti, oggi la devastazione ecologica maggiore è prodotta dalla costruzione di grandi strade: stanno tagliando alberi millenari come i grandi banyan [ficus bengalensis], che hanno fatto ombra a tante generazioni di indiani, solo per consentire agli automobilisti di spostarsi più velocemente tra una città e l’altra. È un’aggressione criminale alla terra e alla gente.
Fin dove si è spinta, nel suo Paese, la privatizzazione delle risorse energetiche e dell’acqua?
Intanto, questo processo si fonda su due grandi miti: il primo è che vi siano società troppo povere per gestire in proprio i loro sistemi energetici; il secondo è che per avere la loro acqua o energia possano pagare più di quanto già fanno. Insomma, società economicamente impossibilitate a gestire le proprie risorse dovrebbero pagarle dieci volte di più. Allora, la privatizzazione si basa sulla menzogna, sulla contraddizione e sulla frode. Il progetto privato della Enron, per esempio, prevedeva la vendita forzata di energia all’Ente energetico del Maharashtra [stato di cui Mumbai è la capitale]: dopo che gli era stato impedito di produrre la propria energia, doveva acquistarla a sei volte tanto! Ma nessuno voleva comprarla a quel prezzo e così la Enron ha dovuto chiudere l’impianto. Ora fa causa a noi, chiedendoci un risarcimento di 1.200 miliardi di dollari per non averle creato un mercato. Sono "super avidi" e si aspettano che noi, poveri e dunque - secondo loro - non autosufficienti, soddisfiamo la loro "super avidità". Stessa cosa per l’acqua. La Suez, la più grande multinazionale in questo settore e uno dei cinque giganti che vogliono privatizzarla, sta cercando di creare un impianto nello stato di Delhi - ma abbiamo deciso che lo bloccheremo - per portare acqua del Gange fino alla capitale: 635 milioni di litri d’acqua gratuita, da rivendere all’Ente idrico statale. La prendono gratuitamente dall’Ente e gliela rivendono a dieci volte il prezzo pagato oggi da chi la consuma. Così, ci rimettono i contadini, il settore pubblico dei servizi e soprattutto i consumatori; solo la Suez ci guadagna, e senza dover investire nulla. Credo davvero che la privatizzazione di servizi essenziali, come l’acqua e l’energia, non sia necessaria, sia uno spreco, non sia sostenibile e non possa basarsi che sulla corruzione e la frode. Chissà che anche la Suez non cambi nome, come ha fatto la Vivendi. Queste multinazionali, ogni volta che vengono attaccate, cambiano nome. Multiformi come le dee indiane!
Durante la conferenza, poco fa, ha accennato a ciò che ogni persona può fare per non collaborare con questo sistema economico, citando la non-cooperazione di Gandhi...
Abbiamo usato spesso questa pratica per difendere la nostra libertà. Quando qualcuno chiese a Gandhi come gli fosse venuta l’idea della non-cooperazione, come l’avesse "inventata", lui gli rispose: "Io non ho inventato niente: mi sono limitato a osservare come l’India sia rimasta democratica nel corso dei millenni". E l’India s’è mantenuta democratica proprio perché milioni di cittadini indiani dicevano: "No, io non coopero con l’ingiustizia". Questa libertà nessuno può togliertela: nessuno può dirti che non puoi opporti a qualcosa, se decidi di farlo.
(fonte: Social Press)
Qual è il livello attuale delle emissioni? Si stanno adottando delle misure per ridurre l’inquinamento nelle città indiane?
In India esiste un ente di controllo dell’inquinamento che si occupa di monitorarne il livello. Nei punti nevralgici delle metropoli si possono vedere grandi tabelloni digitali che ogni giorno indicano il livello delle varie sostanze inquinanti presenti nell’aria. E questo anche grazie alle lotte di importanti movimenti ambientalisti indiani. Come il Centre for Science and Environment, organizzazione ecologista che ha condotto una forte campagna contro l’inquinamento a Nuova Delhi [città di oltre 300mila abitanti, che col suo territorio, nel 2001, raggiungeva quasi i 14 milioni].
Ma c’è un problema fondamentale: molta gente, nel Sud del mondo, ritiene che l’eguaglianza tra Nord e Sud comporti lo stesso diritto a inquinare che ha il Nord. Secondo il mio punto di vista ecologico, invece, "eguaglianza" significa "senso di responsabilità" e quindi il dovere di non inquinare
Quale giudizio dà sull’utilizzo dell’idrogeno?
Credo si tratti di una tecnologia praticabile e che sia stata l’economia del petrolio a impedirci di adottarla su larga scala. Comunque - ora parlo da indiana - visto che di idrogeno si discute soprattutto in riferimento ai trasporti, anche la nostra cultura della mobilità ci offre modelli abbastanza differenziati per non farci dipendere dall’auto, come voi occidentali, sperimentando sempre nuove tecnologie per farla "funzionare meglio". Piuttosto, dovremmo liberare tutti la nostra vita, cercando di capire quando l’automobile è davvero necessaria. Solo allora, forse, le poche auto rimaste dovranno essere convertite all’idrogeno, ma non dobbiamo partire dal presupposto che per esse si debba asfaltare e distruggere un intero Paese. In India, infatti, oggi la devastazione ecologica maggiore è prodotta dalla costruzione di grandi strade: stanno tagliando alberi millenari come i grandi banyan [ficus bengalensis], che hanno fatto ombra a tante generazioni di indiani, solo per consentire agli automobilisti di spostarsi più velocemente tra una città e l’altra. È un’aggressione criminale alla terra e alla gente.
Fin dove si è spinta, nel suo Paese, la privatizzazione delle risorse energetiche e dell’acqua?
Intanto, questo processo si fonda su due grandi miti: il primo è che vi siano società troppo povere per gestire in proprio i loro sistemi energetici; il secondo è che per avere la loro acqua o energia possano pagare più di quanto già fanno. Insomma, società economicamente impossibilitate a gestire le proprie risorse dovrebbero pagarle dieci volte di più. Allora, la privatizzazione si basa sulla menzogna, sulla contraddizione e sulla frode. Il progetto privato della Enron, per esempio, prevedeva la vendita forzata di energia all’Ente energetico del Maharashtra [stato di cui Mumbai è la capitale]: dopo che gli era stato impedito di produrre la propria energia, doveva acquistarla a sei volte tanto! Ma nessuno voleva comprarla a quel prezzo e così la Enron ha dovuto chiudere l’impianto. Ora fa causa a noi, chiedendoci un risarcimento di 1.200 miliardi di dollari per non averle creato un mercato. Sono "super avidi" e si aspettano che noi, poveri e dunque - secondo loro - non autosufficienti, soddisfiamo la loro "super avidità". Stessa cosa per l’acqua. La Suez, la più grande multinazionale in questo settore e uno dei cinque giganti che vogliono privatizzarla, sta cercando di creare un impianto nello stato di Delhi - ma abbiamo deciso che lo bloccheremo - per portare acqua del Gange fino alla capitale: 635 milioni di litri d’acqua gratuita, da rivendere all’Ente idrico statale. La prendono gratuitamente dall’Ente e gliela rivendono a dieci volte il prezzo pagato oggi da chi la consuma. Così, ci rimettono i contadini, il settore pubblico dei servizi e soprattutto i consumatori; solo la Suez ci guadagna, e senza dover investire nulla. Credo davvero che la privatizzazione di servizi essenziali, come l’acqua e l’energia, non sia necessaria, sia uno spreco, non sia sostenibile e non possa basarsi che sulla corruzione e la frode. Chissà che anche la Suez non cambi nome, come ha fatto la Vivendi. Queste multinazionali, ogni volta che vengono attaccate, cambiano nome. Multiformi come le dee indiane!
Durante la conferenza, poco fa, ha accennato a ciò che ogni persona può fare per non collaborare con questo sistema economico, citando la non-cooperazione di Gandhi...
Abbiamo usato spesso questa pratica per difendere la nostra libertà. Quando qualcuno chiese a Gandhi come gli fosse venuta l’idea della non-cooperazione, come l’avesse "inventata", lui gli rispose: "Io non ho inventato niente: mi sono limitato a osservare come l’India sia rimasta democratica nel corso dei millenni". E l’India s’è mantenuta democratica proprio perché milioni di cittadini indiani dicevano: "No, io non coopero con l’ingiustizia". Questa libertà nessuno può togliertela: nessuno può dirti che non puoi opporti a qualcosa, se decidi di farlo.
(fonte: Social Press)

angietode- Stella del firmamento!




- Messaggi : 2732
Registrato il : 14/09/07
Età : 32
Dove sei? : italia!
Umore : sereno
Re: Vandana Shiva: ecologia che salva il mondo
grazie Angie per il contributo!
io ho l'mpg dell'intervista fatta da Serena Dandini ma è lunga...
devo fare dei tagli sui momenti più significativi e poi lo metto nella sezione Video...
questa donna ha il sorriso e gli occhi che esprimono amore per il pianeta terra!!

io ho l'mpg dell'intervista fatta da Serena Dandini ma è lunga...
devo fare dei tagli sui momenti più significativi e poi lo metto nella sezione Video...
questa donna ha il sorriso e gli occhi che esprimono amore per il pianeta terra!!

Re: Vandana Shiva: ecologia che salva il mondo
Cinzia ha scritto:
questa donna ha il sorriso e gli occhi che esprimono amore per il pianeta terra!!
Verissimo... e avere di fronte persone del genere, anche il solo sapere che esistono, mi dà una carica unica ... purtroppo non sono riuscita ad andare al convegno in questione ... e a quanto pare me la sono persa anche dalla Dandini...uff! :-(

angietode- Stella del firmamento!




- Messaggi : 2732
Registrato il : 14/09/07
Età : 32
Dove sei? : italia!
Umore : sereno



Calendario






[center]