Artemisia Gentileschi - Pittrice
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Artemisia Gentileschi - Pittrice
Artemisia Gentileschi nasce a Roma l'8 luglio del 1593.
E' la primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudentia Montone.
Fin dall'infanzia fu istruita per diventare un'artista dimostrando subito una certa abilità verso la pittura, a cui incominciò a dedicarsi attorno al 1605.
Poté guardare da vicino molte opere che si stavano sviluppando in quel momento: dalla Galleria Farnese affrescata da Annibale Carracci, alla chiesa di S.Luigi de Francesi dove stava lavorando Caravaggio, alla chiesa di S.Maria del Popolo, dove si stavano elaborando gli affreschi di Guido Reni e del Domenichino.
Autoritratto come allegoria della Pittura,
1638-39, Royal Collection, Windsor

Autoritratto come martire, collezione privata
Ma a quei tempi per una ragazza il sogno di una carriera artistica era fortemente ostacolata.
Tuttavia Artemisia Gentileschi non si arrese.
Seguendo e lavorando insieme al padre ebbe modo di conoscere diversi pittori, tra cui Caravaggio e il nipote di Michelangelo.
Due punti di riferimento per determinare il carattere della sua pittura, insieme all'idealismo toscano, al realismo romano e al naturalismo chiaroscurale dello stesso Caravaggio.
La sua prima tela, "Susanna e i Vecchioni" [1610] è dipinta con uno stile molto naturale.
Le gesta dei personaggi sono forti, le espressioni sono realistiche.
Un dipinto che mostra la conoscenza dell'anatomia umana, dei colori, del pennello, e della struttura compositiva del quadro.
Nell'estate del 1611 Artemisia visitò in città alcune opere finalmente completate: Santa Maria Maggiore ed i suoi soffitti dipinti dal Cigoli e da Guido Reni, che furono incominciati nel 1605; San Pietro, e l'estensione della facciata voluta da Carlo Maderno; il Palazzo del Quirinale, dove il padre insieme a Giovanni Lanfranco, Carlo Saraceni e Agostino Tassi stava decorando la Sala Regia.
Orazio e Tassi lavorarono insieme anche al "Casinò delle Muse" (Palazzo Pallavicini-Rospigliosi, 1611-12), per l' affresco sulla volta del palazzo.
E si suppone che Artemisia partecipò alla decorazione.
Agostino Tassi era un pittore di paesaggi e di vedute marine, al quale Orazio affidò la figlia per insegnarle come costruire la prospettiva in pittura.
Ma Tassi oltre alla prospettiva provò a iniziarla e alla fine riusci per approfittare della giovane Artemisia che in seguito dovette subire l'umiliazione di dover testimoniare al processo e di dimostrare la sua precedente verginità.
E per l'epoca non essere sposata e non essere vergine corrispondeva in qualche modo ad una condanna sociale.
Agostino Tassi all'inizio promise di riparare con un matrimonio ma in seguito dichiarò che la ragazza era inaffidabile sostenendo che era già stata con altri uomini.
Un mese dopo la conclusione del processo, il padre combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata dal Tassi, uno status di sufficiente "onorabilità".

Poco dopo la coppia si trasferì a Firenze, dove ebbe quattro figli, di cui la sola figlia Prudenzia visse sufficientemente a lungo da seguire la madre nel ritorno a Roma poi a Napoli.
È riferibile agli esordi romani anche la Madonna col Bambino della Galleria Spada.
Ed è in questo periodo che dipinge "Giuditta che decapita Oloferne" (Napoli 1612, Museo Capodimonte), che rappresenta una delle scene più violente della Bibbia e che probabilmente rispecchiò lo stato d'animo che la sconvolse durante il processo.
Il realismo e il drammatico chiaroscuro richiama le opere precedenti di Rubens e di Caravaggio.
E' la primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudentia Montone.
Fin dall'infanzia fu istruita per diventare un'artista dimostrando subito una certa abilità verso la pittura, a cui incominciò a dedicarsi attorno al 1605.
Poté guardare da vicino molte opere che si stavano sviluppando in quel momento: dalla Galleria Farnese affrescata da Annibale Carracci, alla chiesa di S.Luigi de Francesi dove stava lavorando Caravaggio, alla chiesa di S.Maria del Popolo, dove si stavano elaborando gli affreschi di Guido Reni e del Domenichino.
Autoritratto come allegoria della Pittura,
1638-39, Royal Collection, Windsor
Autoritratto come martire, collezione privata
Ma a quei tempi per una ragazza il sogno di una carriera artistica era fortemente ostacolata.
Tuttavia Artemisia Gentileschi non si arrese.
Seguendo e lavorando insieme al padre ebbe modo di conoscere diversi pittori, tra cui Caravaggio e il nipote di Michelangelo.
Due punti di riferimento per determinare il carattere della sua pittura, insieme all'idealismo toscano, al realismo romano e al naturalismo chiaroscurale dello stesso Caravaggio.
La sua prima tela, "Susanna e i Vecchioni" [1610] è dipinta con uno stile molto naturale.
Le gesta dei personaggi sono forti, le espressioni sono realistiche.
Un dipinto che mostra la conoscenza dell'anatomia umana, dei colori, del pennello, e della struttura compositiva del quadro.
Nell'estate del 1611 Artemisia visitò in città alcune opere finalmente completate: Santa Maria Maggiore ed i suoi soffitti dipinti dal Cigoli e da Guido Reni, che furono incominciati nel 1605; San Pietro, e l'estensione della facciata voluta da Carlo Maderno; il Palazzo del Quirinale, dove il padre insieme a Giovanni Lanfranco, Carlo Saraceni e Agostino Tassi stava decorando la Sala Regia.
Orazio e Tassi lavorarono insieme anche al "Casinò delle Muse" (Palazzo Pallavicini-Rospigliosi, 1611-12), per l' affresco sulla volta del palazzo.
E si suppone che Artemisia partecipò alla decorazione.
Agostino Tassi era un pittore di paesaggi e di vedute marine, al quale Orazio affidò la figlia per insegnarle come costruire la prospettiva in pittura.
Ma Tassi oltre alla prospettiva provò a iniziarla e alla fine riusci per approfittare della giovane Artemisia che in seguito dovette subire l'umiliazione di dover testimoniare al processo e di dimostrare la sua precedente verginità.
E per l'epoca non essere sposata e non essere vergine corrispondeva in qualche modo ad una condanna sociale.
Agostino Tassi all'inizio promise di riparare con un matrimonio ma in seguito dichiarò che la ragazza era inaffidabile sostenendo che era già stata con altri uomini.
Un mese dopo la conclusione del processo, il padre combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata dal Tassi, uno status di sufficiente "onorabilità".

Poco dopo la coppia si trasferì a Firenze, dove ebbe quattro figli, di cui la sola figlia Prudenzia visse sufficientemente a lungo da seguire la madre nel ritorno a Roma poi a Napoli.
È riferibile agli esordi romani anche la Madonna col Bambino della Galleria Spada.
Ed è in questo periodo che dipinge "Giuditta che decapita Oloferne" (Napoli 1612, Museo Capodimonte), che rappresenta una delle scene più violente della Bibbia e che probabilmente rispecchiò lo stato d'animo che la sconvolse durante il processo.
Il realismo e il drammatico chiaroscuro richiama le opere precedenti di Rubens e di Caravaggio.
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guardo il mondo col cuore di una bambina.
La mia evoluzione giunge qui, all'ingenuo e sublime incanto.
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Ultima modifica di il Ven 8 Feb 2008 - 14:26, modificato 3 volte

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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
Susanna e i Vecchioni, 1610,
collezione Schönborn, Pommersfelden
Giuditta che decapita Oloferne,
Galleria degli Uffizi, Firenze

Danae, The Saint Louis Art Museum,
Saint Louis, Missouri
Giuditta con la sua ancella,
Palazzo Pitti, Firenze
Giaele e Sisara, Szépművészeti Múzeum, Budapest
Ritratto di gonfaloniere,
Palazzo d'Accursio, Bologna
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Da un processo per stupro....
Il caso Tassi/Gentileschi a Roma fece scalpore, non per lo stupro ma perché il colpevole aveva rifiutato l'attesa riparazione.
Nel 1612 ebbe inizio il processo, protrattosi per vari mesi, e tutto ebbe inizio dalla petizione indirizzata al Pontefice dal padre. Artemisia aveva 15 anni e Agostino circa 32.
La petizione così recitava:
Una figliola dell'oratore [querelante] è stata forzatamente sverginata e carnalmente conosciuta più et più volte da Agostino Tasso pittore et intrinseco amico et compagno del oratore, essendosi anco intromesso in questo negozio osceno Cosimo Tuorli suo furiere; intendendo olre allo sverginamento che il medesimo Cosimo furiere con sue chimere abbia cavato dalle mane della medesima zitella alcuni quadri di pitture di suo padre et in specie una Juditta di capace grandezza. Et pechè, B[eatissimo] P[adre], questo è un fatto così brutto et commesso in così grave et enorme lesione et danno del povero oratore et massime sotto fede di amicizia che del tutto si rende assassinamento.
Artemisia dichiarò che l'anno precedente, nella sua casa di via della Croce, il suo insegnante di prospettiva l'aveva violentata. In seguito l'aveva illusa di sposarla - facendo sì che la ragazza si comportasse more uxorio - ma quando lei ebbe scoperto l'inganno, ne informò il padre che ricorse in giudizio.
La giovane dovette confermare l'accusa subendo un ulteriore interrogatorio sotto tortura: quando le legarono le cordicelle alle dita gridò al Tassi: Questo è l'anello che mi dai, e queste sono le promesse!
Inoltre il processo rivelò la discutibile situazione personale di Agostino Tassi.
L'amico Stiattesi affermò di averlo conosciuto quando viveva a Livorno ed era ammogliato con certa Maria, la quale gli fuggì con un suo drudo.
Egli dopo averla cercata invano, saputola nel Mantovano la fece uccidere da sicari.
Quando fu abbandonato dalla consorte venne a Roma con la cognata [allora quattordicenne] e nell'anno precedente a questa deposizione fu querelato per incesto (i rapporti sessuali con una cognata, essendo viva la moglie, erano considerati incestuosi).
So che amava Artemisia da cui aveva avuto un quadro figurante una Giuditta.
Gli aveva detto non di poterla sposare perché credeva che il Cosimo [Quorli] ne avesse pure profittato.
Al processo per incesto (un anno prima di questo per stupro) la sorella di Agostino, Olimpia, così aveva dichiarato: questo mio fratello è un furbaccio et un tristo che non ha mai voluto fare bene sino da piccolo et perciò se ne andò via fuori di Roma a Livorno et si troveranno scritture et processi delle furberie che ha fatte quando è stato fuori Roma.
Tassi si difese debolmente dalle accuse, affermando che la moglie era morta non so come e quando, poiché io la lasciai a Lucca e che Gentileschi e Stiattesi, un tempo suoi amici, avevano montato tutte queste accuse per evitare di restituirgli il denaro che aveva prestato loro.
Tassi scontò otto mesi nella prigione di Corte Savella ma alla fine il caso fu archiviato.
Indubbiamente ad Artemisia costò molta fatica riabilitarsi, tramite un matrimonio ma soprattutto tramite la carriera, agli occhi della società dalla vicenda dello stupro.
Non tutti ebbero comprensione per le sue traversie: crudele e volgare suona in tal senso l'epitaffio dedicatole dai veneziani Giovan Francesco Loredano e Pietro Michiele (Venezia 1653), in cui si ironizza sul suo nome Arte / mi / sia / Gentil / esca:
Co'l dipinger la faccia a questo e a quello Nel mondo m'acquistai merto infinito Nel l'intagliar le corna a mio marito Lasciai il pennello, e presi lo scalpello Gentil'esca de cori a chi vedermi Poteva sempre fui nel cieco Mondo; Hor, che tra questi marmi mi nascondo, Sono fatta Gentil'esca de vermi.
Agostino Tassi
Dopo l'affare Gentileschi Tassi continuò ad accumulare processi e violenze.
I suoi infortuni giudiziari erano sulla bocca di tutti a Roma, nel suo curriculum vitae comparivano stupro, incesto, sodomia, furti, debiti e accuse (mai provate) di omicidio, ma la sua reputazione non ebbe reali conseguenze sul suo lavoro.
Tassi era abilissimo quadraturista, pittore di prospettive, oltre che autore di paesaggi, marine, battaglie.
La sua bottega a Roma era frequentata da molti artisti, italiani e stranieri, soprattutto fiamminghi.
Proprio in quel periodo stava nascendo la tradizione dei capricci architettonici, genere destinato ad una grande fortuna nel secolo XVIII.
Il pittore infatti ebbe molte commissioni dalle più prestigiose famiglie patrizie romane, come i Peretti, i Rospigliosi, i Lancellotti, i Ludovisi, i Pamphili e decorò alcune stanze e una cappella privata al Quirinale (residenza del Papa).
Papa Innocenzo X una volta disse che di tutti i pittori con cui aveva avuto a che fare, solo Agostino Tassi non l'aveva ingannato: Habbiamo sempre tenuto in cattivo concetto molti di questa professione, ma, con averli praticati, ci sono riusciti onorati, e di buone qualità; avendo sempre tenuto per uno sciagurato Agostino, ci è sempre, in ogni esperienza, riuscito tale, e così non ci semo ingannati di lui.
Tassi scontò otto mesi nella prigione di Corte Savella ma alla fine il caso fu archiviato.
In seguito Agostino ed Orazio Gentileschi si riavvicinarono dimenticando l'accaduto.
A quanto pare la soglia di tolleranza delle violenze sulle donne era molto bassa nella società del tempo...
Nel 1612 ebbe inizio il processo, protrattosi per vari mesi, e tutto ebbe inizio dalla petizione indirizzata al Pontefice dal padre. Artemisia aveva 15 anni e Agostino circa 32.
La petizione così recitava:
Una figliola dell'oratore [querelante] è stata forzatamente sverginata e carnalmente conosciuta più et più volte da Agostino Tasso pittore et intrinseco amico et compagno del oratore, essendosi anco intromesso in questo negozio osceno Cosimo Tuorli suo furiere; intendendo olre allo sverginamento che il medesimo Cosimo furiere con sue chimere abbia cavato dalle mane della medesima zitella alcuni quadri di pitture di suo padre et in specie una Juditta di capace grandezza. Et pechè, B[eatissimo] P[adre], questo è un fatto così brutto et commesso in così grave et enorme lesione et danno del povero oratore et massime sotto fede di amicizia che del tutto si rende assassinamento.
Artemisia dichiarò che l'anno precedente, nella sua casa di via della Croce, il suo insegnante di prospettiva l'aveva violentata. In seguito l'aveva illusa di sposarla - facendo sì che la ragazza si comportasse more uxorio - ma quando lei ebbe scoperto l'inganno, ne informò il padre che ricorse in giudizio.
La giovane dovette confermare l'accusa subendo un ulteriore interrogatorio sotto tortura: quando le legarono le cordicelle alle dita gridò al Tassi: Questo è l'anello che mi dai, e queste sono le promesse!
Inoltre il processo rivelò la discutibile situazione personale di Agostino Tassi.
L'amico Stiattesi affermò di averlo conosciuto quando viveva a Livorno ed era ammogliato con certa Maria, la quale gli fuggì con un suo drudo.
Egli dopo averla cercata invano, saputola nel Mantovano la fece uccidere da sicari.
Quando fu abbandonato dalla consorte venne a Roma con la cognata [allora quattordicenne] e nell'anno precedente a questa deposizione fu querelato per incesto (i rapporti sessuali con una cognata, essendo viva la moglie, erano considerati incestuosi).
So che amava Artemisia da cui aveva avuto un quadro figurante una Giuditta.
Gli aveva detto non di poterla sposare perché credeva che il Cosimo [Quorli] ne avesse pure profittato.
Al processo per incesto (un anno prima di questo per stupro) la sorella di Agostino, Olimpia, così aveva dichiarato: questo mio fratello è un furbaccio et un tristo che non ha mai voluto fare bene sino da piccolo et perciò se ne andò via fuori di Roma a Livorno et si troveranno scritture et processi delle furberie che ha fatte quando è stato fuori Roma.
Tassi si difese debolmente dalle accuse, affermando che la moglie era morta non so come e quando, poiché io la lasciai a Lucca e che Gentileschi e Stiattesi, un tempo suoi amici, avevano montato tutte queste accuse per evitare di restituirgli il denaro che aveva prestato loro.
Tassi scontò otto mesi nella prigione di Corte Savella ma alla fine il caso fu archiviato.
Indubbiamente ad Artemisia costò molta fatica riabilitarsi, tramite un matrimonio ma soprattutto tramite la carriera, agli occhi della società dalla vicenda dello stupro.
Non tutti ebbero comprensione per le sue traversie: crudele e volgare suona in tal senso l'epitaffio dedicatole dai veneziani Giovan Francesco Loredano e Pietro Michiele (Venezia 1653), in cui si ironizza sul suo nome Arte / mi / sia / Gentil / esca:
Co'l dipinger la faccia a questo e a quello Nel mondo m'acquistai merto infinito Nel l'intagliar le corna a mio marito Lasciai il pennello, e presi lo scalpello Gentil'esca de cori a chi vedermi Poteva sempre fui nel cieco Mondo; Hor, che tra questi marmi mi nascondo, Sono fatta Gentil'esca de vermi.
Agostino Tassi
Dopo l'affare Gentileschi Tassi continuò ad accumulare processi e violenze.
I suoi infortuni giudiziari erano sulla bocca di tutti a Roma, nel suo curriculum vitae comparivano stupro, incesto, sodomia, furti, debiti e accuse (mai provate) di omicidio, ma la sua reputazione non ebbe reali conseguenze sul suo lavoro.
Tassi era abilissimo quadraturista, pittore di prospettive, oltre che autore di paesaggi, marine, battaglie.
La sua bottega a Roma era frequentata da molti artisti, italiani e stranieri, soprattutto fiamminghi.
Proprio in quel periodo stava nascendo la tradizione dei capricci architettonici, genere destinato ad una grande fortuna nel secolo XVIII.
Il pittore infatti ebbe molte commissioni dalle più prestigiose famiglie patrizie romane, come i Peretti, i Rospigliosi, i Lancellotti, i Ludovisi, i Pamphili e decorò alcune stanze e una cappella privata al Quirinale (residenza del Papa).
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Tassi scontò otto mesi nella prigione di Corte Savella ma alla fine il caso fu archiviato.
In seguito Agostino ed Orazio Gentileschi si riavvicinarono dimenticando l'accaduto.
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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
Saint Cecilia, Patroness of Musicians
by Artemisia Gentileschi, 1597-c.1651
Oil on Canvas, "Saint Cecilia," Galleria Nazionale
dell'Umbria, Perugia, Italy

Maddalena Penitente

David and Bathsheba by Artemisia Gentileschi
Exhibited in Ohio (USA), Columbus Museum of Art

Clio, quadro ad olio, 1632

Esther before Ahasuerus, ca. 1628–35
Artemisia Gentileschi (Italian [Roman], 1593–1651/53)
Oil on canvas; 82 x 107 3/4 in. (208.3 x 273.7 cm)
Gift of Elinor Dorrance Ingersoll, 1969 (69.281)
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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice

Venus and Cupid, circa 1625-30
Artemisia Gentileschi (Italian, 1593-1652/3)
Oil on canvas


Artemisia Gentileschi, Madonna and Child

Esther before Ahasuerus (detail), ca. 1628–35
Artemisia Gentileschi (Italian [Roman], 1593–1651/53)
Oil on canvas; 82 x 107 3/4 in. (208.3 x 273.7 cm)
Gift of Elinor Dorrance Ingersoll, 1969 (69.281)

Artemisia Gentileschi, Madonna col Bambino
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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
meravigliosa Xenall,grazie!!
è una donna meravigliosa e l'adoro anche io!
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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
grazie! ho letto un saggio su questa pittrice tempo fa e questa estate agli uffizi la sua giuditta mi ha conquistata... mi piace molto l'idea delle mostre virtuali e visito volentieri questi spazi. complimenti!
Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
Bellissima Xenall, grazie un contributo all'arte delle donne splendido.


Donne Amore Purezza Unione

Prof. Mariolina- Stella del firmamento!




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Re: Artemisia Gentileschi - Pittrice
bello! Conoscevo artemisia gentileschi ma non queste turpi e vergognose faccende..
"L'anima che è in me di colpo esplode, accade.." [Zero]
ho vespivato D'AVIA


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Umore : sereno variabile con possibili rovesci temporaleschi
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