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Racconti

Messaggio Da Xen@ll il Lun 7 Lug 2008 - 20:32

Postate pure qui, i vostri racconti...(intesi come scritti da voi...)
Admin forLei
Travolta dalla musica abbandono ogni difesa, e fragile ed emotiva,
guardo il mondo col cuore di una bambina.
La mia evoluzione giunge qui, all'ingenuo e sublime incanto.


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Xen@ll
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Dove sei? : 656 km dal mio cuore.
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Nuda (nata ascoltando una canzone bellissima)

Messaggio Da Calixto il Lun 7 Lug 2008 - 23:19

Era un sabato pomeriggio caldo, e assolato. Se ne stava distesa sull’erba a leggere Flaubert. Si sentiva un po’ Lolita in quel momento, mancava solo il getto d’acqua ad inumidirle i vestiti. Elena la chiamò al telefono. Voleva vederla. Dalla voce, le sembrò agitata. “Va bene, incontriamoci fra un’ora al Rouge et Noir. No no, tutto bene, devo solo cambiarmi, ero in giardino. Che palle che sei, Elena.. portinaia!!”
Dopo quest’ultima frase, le sfuggì un sorriso. Si cambiò in fretta, e in meno di quaranta minuti, era già seduta al bancone del bar ad aspettare la sua amica. Ordinò uno spritz; un sorriso appena accennato sulle labbra, ad ogni sorso, perché sapeva bene che cosa l’aspettava. Poco dopo entrò Elena, e come prevedibile, non sola. “ Le comari di paese sono più riservate” pensò, sorridendo.
Si sedettero tutte e quattro al tavolo, e dopo un bel brindisi alla Catalana – Ariba, Abaco, en centro, para dentro – scattò l’interrogatorio.

“Allora Ali?”


[size=18]“Allora cosa?” il tono, più che da domanda, era da rassegnazione. Sorseggiò il caffè

“Eh, qui, siamo tutte curiose.. come è andata ieri sera con quella ragazza?”

“Quella ragazza” altro sorso di caffè “si chiama Laura.. eh.. eh.. tutto bene! Ho passato davvero una bella serata, credo anche lei.. mi piace molto.. già”



Se avesse avuto di fronte tre civette appollaiate, l’avrebbero fissata con uno sguardo meno indagatore di quello delle sue amiche in quel preciso istante. Alla fine si rassegnò, ed iniziò a raccontare.


“Non c'è contatto di mucosa con mucosa / eppur mi infetto di te,”


Era bella, davvero bella, nei suoi blue jeans e la maglietta di un rosso discreto. I capelli le ricadevano sulle spalle, leggeri, vivi, appena mossi dal vento che per fortuna, si era alzato in una torrida sera d’estate. Si rese conto per un istante che la stava fissando, e subito abbassò lo sguardo “Che hai Ali? Tutto bene?”


che arrivi e porti desideri e capogiri / in versi appassionati e indirizzati a me;

Avevano trascorso la serata a parlare di tutto, di tutto e di nulla, come sempre da quando si erano conosciute qualche mese prima. Di quelle chiacchierate che vanno avanti ore e ore, e sembra che il tempo sia sempre fermo. Si scrutavano, si cercavano, si studiavano. Ma Alice non era propriamente il tipo di persona romantica, quella che vive di solo amore platonico



e porgi in dono la tua essenza misteriosa, /che fu un brillio fugace qualche notte fa;
e fanno presto a farsi vivi i miei sospiri /che alle pareti vanno a dire "ti vorrei qua".




E così la sua mente viaggiava. Laura continuava a parlare, Alice la sentiva, ma non l’ascoltava più. Si era persa a fissare le sue dita che giocavano con i riccioli, gli angoli della sua bocca che si muovevano aritmicamente al suono delle parole, aprendosi e chiudendosi leggermente, come una rosa alla pallida luce mattutina. Un sorriso era sempre accennato sulle sue labbra, o almeno così le sembrò, lo stesso sorriso che invece traspariva chiaro e limpido dai suoi occhi.. verdi.. o leggermente azzurri? Non li fissò mai abbastanza a lungo.





Questa è la canzone che scrivo per te: / l'ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Si che ci sei, /prima che ti conoscessi.


Come poteva lasciarla andare; come non dirle quello che sentiva dentro lo stomaco ora che le era vicino; come poteva non rubare ogni singolo frammento di quell’opera così bella?



Ora ho il tuo splendido sorriso da succhiare: / sfavilla di felicità.



Alice non aveva nemmeno fatto in tempo a richiudere la porta di casa dietro di sé, che Laura l’aveva bloccata contro il muro, il suo corpo che premeva forte contro quello dell’altra ragazza, disarmata “La.. cosa stiamo facendo?”sul suo viso, una smorfia di falso stupore “Cosa stiamo facendo?” disse baciandole selvaggiamente il collo, le guance, la fronte “ Io ti sto baciando, e tu non opponi resistenza.. semplice no?” Alice cercò a tastoni di accendere la luce, ma nel tentativo fece cadere i soprammobili di cristallo, che andarono in mille pezzi. Alla fine la trovò, e vide il volto di Laura; il volto della passione.



L'osservo su dalla tua fronte vanitosa / che ai miei baci ha chiesto la priorità).

”Spegnila, ti prego”…



Pure frigid waters from these eyes that always miss you / Nothing but violence from my empty gun
I'm using silver to light up these blackheart faces / blinding your fingers with my skin that burns for you.



Alice, tutti questi mesi ti ho aspettata, e ora averti qui – brucia – la tua pelle sotto le mie mani, attraverso i vestiti. Avidamente una mano si sposta sotto la tua camicia, sul tuo addome perfetto, liscio e sale, sale laddove la pelle è più sensibile, delicata, sotto il tuo seno; non cerco il tuo consenso, non lo aspetto, non lo voglio, non posso. Il tuo corpo è mio stanotte, e basta. Non porti il reggiseno, sorrido; me lo aspettavo, ti conosco un po’ oramai. Non dici nulla, mi lasci fare, non opponi resistenza; sento il tuo cuore battere più forte, il tuo respiro aumentare, i tuoi capezzoli inturgiditi sono solo l’inizio di quello che sarà; la mia bocca per un attimo lascia le tue labbra, scende sul tuo mento – aspetta, non essere impaziente, ora ritorno; non muoverti lascia fare a me, per ora;riprendo la discesa con la mia bocca, mentre l’altra mia mano, sale dalla tua cintura, di nuovo lungo il tuo ventre; mi soffermo per un attimo sul tuo ombelico, disegnando dei piccoli cerchi con le dita; ad uno ad uno slaccio i bottoni della tua camicia, mentre la mia bocca continua a scendere e la mia mano destra a giocare con i tuoi seni; sento entrambe le tue mani fra i miei capelli, che spingono la mia testa ancor più verso di te. Lo vuoi e mi vuoi. Ti piace…



Questa è la canzone che scrivo per te: / l'ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Si che ci sei, /proprio mentre ti conosco.

”Oddio, se continua così, io muoio qui, adesso.. ma cavoli.. non posso lasciarla fare così. Reagisci, Ali.. Oh, mamma…”



This song is for me / I listen like i promised you
I can see me in your words from hell / that you write for me




Non ho idea di cosa ti passi per la testa Alice, ma dal tuo affanno nel respiro deduco che è qualcosa di bello; slacciata la cintura, slacciati i jeans, hai aperto leggermente le gambe, non dici una parola, ma il tuo corpo parla per te; la camicia è scivolata sul pavimento da un pezzo, vedo i riflessi della tua pelle chiara alla debole luce della luna; le tue labbra, rosse, semiaperte, tumide, che aspettano me… con le dita della mano sposto leggermente l’elastico dei tuoi slip, per un attimo smetti di respirare, e tutto si fa silenzioso. Un silenzio assordante fuori, e dentro. Dapprima solo la punta delle dita, poi tutta la mia mano scende lentamente verso la tua parte più intima; mi soffermo di tanto in tanto, per baciare qualche centimetro della tua pelle, ma tu non sei molto d’accordo, vero? Più mi avvicino al centro, più sei calda, umida, bagnata; una sensazione bellissima. Mi fermo di nuovo. Questa volta, mi prendi la mano e la spingi ancora più a fondo, a cercare ancora più contatto.. Devo spostarti di qui, non così, non in piedi, ti voglio distesa, e nuda.



E ho le tue mani da lasciarmi accarezzare il cuore / immune da difese che non servono.

Posso farti quello che voglio.. non mi dirai più di no. Non staccandomi mai da te, ti conduco nel salone, nel tragitto mi libero dei miei pochi vestiti, e tu perdi i tuoi restanti; sul tavolo di legno caldo, c’è un cestino della frutta che viene prontamente scaraventato a terra; scusami Alice, poi sistemeremo, ma questa notte, ho un frutto ben più gustoso da assaggiare….



Ma ora ho in testa il viso di qualcuno più speciale di me, / che sa cantare ma ha più stemmi da lustrare di me



Mi concentro solo su di te, non aspetti altro, come ti muovi, come respiri.. mi stai implorando; non immagini quanto mi piace tutto questo. Baciandoti e leccandoti il collo, le spalle, il seno, riporto la mia mano laddove volevi che fosse; questa volta però non mi fermo, e lentamente mi insinuo dentro di te. Sei così morbida, e calda. Inizio a muovermi dentro te, prima lentamente, poi piano piano, seguo i movimenti del tuo bacino, sempre più veloci. Inarchi la schiena, getti la testa all’indietro, hai gli occhi chiusi, sempre.. Chissà cosa stai immaginando. Le tue pareti interne si stringono sempre di più intorno alle mie dita, quello che prima era solo un respiro affannoso, ora diventano gemiti di piacere crescente;



...e questo è il tuo svago.
Per quel che mi riguarda sei un continente obliato. / Per quel che ho visto in fondo mi è piaciuto.



Alice, stai calma, non è ancora il momento… ho appena iniziato. Do un ultimo sguardo alle espressioni del tuo volto, la fronte contratta, il collo teso, prima che la mia bocca intraprenda un percorso verso sud sul tuo corpo, seminandolo di baci, carezze e piccoli morsi. Raggiungo un’altra volta la tua parte intima, ma questa volta non è la mia mano, ma la mia lingua sul tuo clitoride, intorno, dentro di te. Vado avanti, voglio divorarti, non smettere mai, sai di acqua di mare, di vento. Sento il tuo orgasmo crescere dentro di te, lo percepisco, lo voglio.. sei mia.



Don't, don't tell me. What you want from me / No, don't tell me. I don't wanna hear. Don't tell me

Alice non si era mai sentita così in vita sua. Era come se una serie di piccole scariche elettriche si diffondessero da quel preciso punto in tutto il suo corpo, lungo le gambe, fino alla punta dei piedi. I muscoli, contratti, si rilassarono, tremarono. Un gemito liberatorio che per Laura valeva da solo tutta la fatica. Laura giocò ancora un po’ là sotto con la sua lingua, poi si avvicinò ad Alice, che cercava di calmare il suo respiro, e tornare sulla terra, dopo aver toccato il paradiso. La baciò, e restò a fissarla a lungo, appoggiata ad un gomito. Nuda, semplice, liscia, rotonda, trasparente, sul suo corpo sentieri arditi e linee di rosa. “Ti amo” sussurrò.

Alice non rispose. Perché rovinare un momento così magico e intenso con una bugia?



Questa è la canzone che scrivo per te: / l'ho promessa ed eccola.
Riesci a scorgerti? Non ci sei più, /dopo che ti ho conosciuta.



Se avesse saputo scrivere canzoni, avrebbe scritto questa canzone per lei, e avrebbe suonato questa musica altre mille e mille volte ancora.[/size][/size]
"Ho dovuto peccare per poter rivivere. Dove può ancora condurmi il mio cammino? Stolto è questo cammino, va strisciando obliquamente, forse va in cerchio. Ma vada come vuole, io sono contenta di seguirlo."

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Re: Racconti

Messaggio Da nanabruna il Dom 13 Lug 2008 - 11:56

bell'idea xenall. calixto hai letto powerbook per caso?

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Re: Racconti

Messaggio Da Calixto il Lun 14 Lug 2008 - 19:37

nanabruna ha scritto:bell'idea xenall. calixto hai letto powerbook per caso?


Powerbook? no, non ho proprio idea di cosa sia...
"Ho dovuto peccare per poter rivivere. Dove può ancora condurmi il mio cammino? Stolto è questo cammino, va strisciando obliquamente, forse va in cerchio. Ma vada come vuole, io sono contenta di seguirlo."

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